Ut Unum Sint
     
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LETTERA DEL PRESIDENTE - gennaio 2017

“LA VITA COMUNE”

Carissimi fratelli ed amici,

l’art. 36 delle nostre Costituzioni, sulla scorta di Presbyterorum Ordinis n. 8, tocca il tema della vita comune, oggi più che mai attuale ed opportuno dal momento che rappresenta un modello ispiratore di testimonianza di comunione in un mondo caratterizzato dalla frammentazione e dall’isolamento.
Giustamente le Costituzioni escludono che i Sacerdoti Missionari in quanto tali abbiano vita comune a somiglianza dei religiosi, per i quali la comunanza di vita costituisce un elemento significativo e peculiare della loro forma di consacrazione. Per loro infatti la vita comune vuole essere rappresentazione visibile di un vivere secondo gli insegnamenti e lo stile del Vangelo alternativo al vivere mondano, che è regolato da altri criteri, tutti radicati nell’egocentrismo e nell’emarginazione di Dio. E’ fuor di dubbio che la nostra vocazione alla secolarità consacrata non possa escludere che anche in noi operi il medesimo dinamismo di una vita radicalmente evangelica. Ma è diversa la modalità con cui ciò si manifesta: la vita religiosa si pone “davanti” al mondo con tutta la sua riconoscibilità; la vita secolare si colloca “dentro” il mondo come un fermento, che incide senza alcuna visibilità.
Benché tuttavia le Costituzioni escludano che l’appartenenza all’Istituto si possa manifestare attraverso il vivere comune in luoghi appositamente predisposti, ciò nondimeno “la favoriscono nelle forme possibili, come efficace aiuto spirituale e pastorale e come segno di carità”. Il dettato costituzionale credo che meriti qualche approfondimento.
Cosa significa “la favoriscono nelle forme possibili”? Intanto il verbo “favorire” vuol dire che il modello della vita comune tra presbiteri resta il più opportuno, eloquente ed efficace per l’esercizio del ministero sacerdotale, in quanto:
•    anche visibilmente mette in evidenza che il presbitero è tratto fuori dalla vita ordinaria degli altri uomini, per essere destinato ad un servizio particolare, quello del sacerdozio, che come sappiamo è fondativo della vita cristiana;
•    esplicita la dimensione comunionale dell’unico sacerdozio di Cristo, partecipato agli apostoli, ai loro successori e collaboratori, la cui autenticità e fecondità, come riconosce Pastores dabo vobis (n. 14), dipende dall’unità, non solo intenzionale ma anche effettiva, tra ogni sacerdote, Cristo e gli altri sacerdoti. 
“Favorire” dunque non significa solo riconoscere la validità della vita comune presbiterale e provarne una sorta di simpatia, ma promuoverla “nelle forme possibili”. La diversità di situazioni in cui si trovano le Chiese Particolari non consente di immaginare un modello unico di vita comune; le forme concrete vanno studiate in loco. Ma questo non vuol dire che la vita comune resta un’eventualità: laddove vi sono certe condizioni si costituisce, altrimenti si continua come se niente fosse. Promuoverla significa che occorre impegnarsi a trovare e ad attuare le forme concrete, o quanto meno preparare il terreno perché possano essere attuate.
Il citato articolo della Costituzioni, al di là del valore in sé della vita comune sacerdotale, ne esplicita anche ulteriori ragioni che contribuiscono a raccomandarla. Anzitutto si dice che rappresenta un “efficace aiuto spirituale e pastorale”.
E’ un aiuto spirituale, perché, come osserva Bonhoffer in “Vita comune”, si tratta di una realtà non psichica ma pneumatica, che non nasce cioè dalla volontà, dall’impegno o dalle aspirazioni  dell’uomo, ma dall’azione dello Spirito, che è Spirito di comunione. Dire che la vita comune è realtà pneumatica significa che in essa  “non c’è mai e in nessun modo un rapporto immediato dell’uno all’altro” che cerca appagamento ai propri bisogni interiori (per cui dove l’appagamento non si realizza, l’amore si trasforma in odio), ma ogni relazione passa attraverso l’immedesimazione in Cristo (ed è questo che mi permette di vivere l’amore unicamente come servizio e di amore anche i nemici). Per cui,  per quanto S.Giovanni Berchmans scrivesse che “la mia massima penitenza è la vita comune”, non c’è sorgente più efficace sul piano spirituale della vita comune.
Ed è anche un aiuto pastorale, non solo nel senso che favorisce il confronto e la mutua concertazione nell’agire pastorale, ma soprattutto perché fa sperimentare più concretamente e intensamente la partecipazione all’unico servizio pastorale, che è quello di Cristo.
Da questo ne discende che la vita comune diventa formidabile esperienza e incisiva testimonianza di carità, perché consente all’amore di Cristo di costituire la ragione e l’anima della vita sacerdotale e del ministero pastorale.
Da quanto considerato appare evidente che la vita comune non è un fatto emozionale e non si esaurisce nell’abitare sotto lo stesso tetto e nel condividere alcune espressioni della vita che conduciamo:  può implicare in qualche modo tutto ciò, ma va assai oltre, perché altrimenti potrebbe configurarsi più come una scelta di comodo che non come espressione di vera carità. Alla radice della vita comune c’è l’essere stati conquistati dall’amore di Cristo, che ci sospinge a penetrare dentro il dinamismo della vita trinitaria, costituendo già per se stesso fonte di gioia e di beatitudine impagabili, al di là della fatica che possono comportare le relazioni con gli altri.
Quando allora le nostre Costituzioni dicono che è proprio della nostra vocazione “favorire” la vita comune, immagine che vogliano farci intendere che questa è la “via migliore” per vivere la fedeltà al nostro carisma.
Che bel contributo daremmo ai nostri presbitèri, sempre alla ricerca di forme di comunione, se anche in questo noi accettassimo di essere “laboratorio sperimentale” di fatti e non di parole!
Fraternamente
 
Giuliano
 
Gli ISTITUTI SECOLARI davanti alle sfide del mondo contemporaneo

I tre Istituti Secolari della Regalità presenti in Puglia hanno vissuto un momento di studio e fraternità martedì 3 gennaio 2017.
Don Giuseppe D'Alessandro, Assistente delle Missionarie e padre spirituale presso il Seminario regionale di Molfetta, ha trattato il tema: Gli Istituti Secolari davanti alle sfide del mondo contemporaneo.

 

Incontro regionale degli Istituti Secolari della Regalità di Cristo.
Martedì 3 gennaio 2017 sul tema: Gli Istituti Secolari davanti alle sfide del mondo contemporaneo.
Replica del relatore d. Giuseppe D'Alessandro.

 
Seminario di Studio 2017

mercoledì 11 gennaio 2017

LE RELAZIONI NEL PRESBITERIO

Centro Pellegrini-Gruppi delle Suore del Cenacolo
Via Vincenzo Ambrosio, 9 – 00136 ROMA

 
La profezia della consacrazione secolare alla luce del magistero di Papa Francesco
Il cammino compiuto dagli Istituti Secolari, dalla “Provida Mater Ecclesia” a oggi, sia a livello di riflessione teologica e magisteriale che a livello di esperienza di vita, ci permette di affrontare l’argomento di questo Convegno tenendo sullo sfondo alcuni dati acquisiti: la piena consacrazione, la sua dimensione secolare, lo spirito missionario inteso prevalentemente come lettura dei segni dei tempi e animazione cristiana della realtà terrena, lo stile del dialogo.
 
 
Institut Séculier des Prêtres Missionnaires de la Royauté du Christ

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