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LETTERA DEL PRESIDENTE - settembre 2017

HA GUARDATO L’UMILTA’ DELLA SUA SERVA

 Carissimi fratelli ed amici,

     tante volte anche noi abbiamo dibattuto su quale dei voti che professiamo possa essere considerato primario rispetto a tutti gli altri, dibattito per il vero non ozioso perché si tratta di cogliere qual è l’elemento unificante della nostra profes-sione o il terreno fecondo sul quale i voti possono armonicamente e più efficace-mente innescare il cammino di perfezione. Tant’è che anche nel Vangelo troviamo un’esigenza similare, espressa dal dottore della legge che, almeno secondo la pro-spettiva di Marco (Matteo e Luca precisano invece che la domanda fu posta appo-sitamente «per metterlo alla prova»), chiede a Gesù se vi è un comandamento che rappresenti l’anima di tutta la Legge mosaica.

Se ben ricordo, nelle nostre discussioni talvolta abbiamo francescanamente posto l’accento sulla povertà, altre volte sull’obbedienza, che costituisce il modo proprio di essere figli di Dio sul modello di Cristo, in opposizione alla disobbe-dienza di Adamo. Riflettevo pertanto su questo tema, specialmente sollecitato da atteggiamenti di autoreferenzialità, che mi capita di osservare con una certa tri-stezza in persone spiritualmente impegnate al pari di noi e che spesso finiscono per compromettere tanto bene che pure era stato seminato.

È chiaro che alla radice di tutto c’è l’essere stati conquistati da Cristo (cfr Fil 3, 12b) e quindi l’intima relazione con Lui, che per noi presbiteri è ulteriormente rafforzata dal sacramento dell’Ordine.

Rileggendo tuttavia l’inno di Fil 2, 6-11 mi è sembrato di cogliere che, se la povertà e l’obbedienza definiscono il modo di entrare di Cristo dentro la nostra natura e la nostra storia umana («spogliò se stesso…facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce») e quindi costituiscono due connotati essenziali del modello di uomo nuovo che è Cristo, il presupposto di entrambi gli atteggiamenti appare essere l’umiltà: essa è il motore che spinge il Figlio di Dio ad abbassarsi nella condizione umana e ad obbedire nella forma più radicale.

In particolare, nel testo di Filippesi l’umiltà di Cristo è resa con due termini altamente suggestivi, che contribuiscono a determinare il senso di questo atteg-giamento:
1.    kenosis (svuotamento) iin relazione al fatto che Cristo, da «ricco che era si fece povero»; in seguito, la prima condizione che Gesù porrà a chi vorrà mettersi alla sua sequela è il «rinnegamento di se stesso» (cfr Mt 16, 24), lo svuotamento del proprio io, senza il quale non c’è spazio né per Dio né per gli altri; il gigantismo dell’io è alla radice della superbia, del peccato e di ogni difficoltà e rottura nelle relazioni;
2.    tapeinosis (abbassamento) in relazione all’obbedienza di Cristo fino al limite estremo della morte in croce; il termine implica il riconoscimento della so-vranità assoluta di Dio, con la totale sottomissione ad essa, ma allude anche a quel «lavarsi i piedi gli uni gli altri» (Gv 13, 14), che rappresenta il modo nuovo evangelico di essere presenti nel mondo: non dominatori, ma servi per amore.  

Nel Magnificat la Vergine Maria ci conferma che se c’è un qualcosa che con-sente all’amore di Dio di dilagare e di compiere meraviglie insospettate, questa è propria l’umiltà: «ha guardato l’umiltà della sua serva; d’ora in poi tutte le genera-zioni mi chiameranno beata» (Lc 1, 48); come nell’inno di Filippesi l’umiltà di Cristo è la porta della sua esaltazione, così è per Maria nel Vangelo di Luca. L’umiltà è l’anima di virtù. Senza l’umiltà, la povertà, l’obbedienza ed anche la castità finiscono per essere corazze poco evangeliche, che non giovano alla causa del Regno.

Volendo ora provare a coniugare con la nostra vita l’atteggiamento dell’umiltà, a quale stile esso dovrebbe dar luogo?
1.    È umile chi pensa e si esprime col “noi” piuttosto che con l’”io”.
2.    È umile chi fa tutto gratuitamente, senza attendersi riconoscimenti, apprez-zamenti, ricompense.
3.    È umile chi non cerca i primi piani, chi combatte il morbo del protagonismo, chi non vive centrato su di sé e in funzione di sé.
4.    È umile chi non si serve degli altri o della propria posizione per raggiungere i propri obiettivi.
5.    È umile chi vive il servizio con distacco, senza legare a sé le persone.
6.    È umile chi ascolta e si lascia correggere ed ha il coraggio di correggere gli altri con la forza dell’amore a Cristo e ai fratelli.
7.    È umile chi svolge con generosa responsabilità i servizi richiestigli e sa farsi da parte senza rimpianti e mugugni.
8.    È umile chi sa sintonizzarsi sul lavoro fatto da chi lo ha preceduto e recrimina sul lavoro di chi è chiamato a succedergli.
9.    È umile chi è consapevole che il mondo non incomincia e finisce con lui, che egli non è onnipotente e ha bisogno di essere aiutato, per cui si lascia con gio-ia aiutare, senza soffocare lo spazio di alcuno.
10.    È umile chi si rende conto che stare ai piedi dell’altro significa accettare di portarne interamente il peso, come una madre porta in grembo il suo bambi-no.

Mi fermo a dieci non per alludere ad un nuovo decalogo, ma per rispetto del Decalogo. Sono esemplificazioni che hanno inevitabilmente del generico. Ognuno, però, può domandarsi: In che modo io sono chiamato ad essere umile? Magari scoprirà declinazioni nuove di questa virtù semplice a dirsi, impegnativa a viversi, ma essenziale e insostituibile per chi vuole andare avanti nella ricerca della perfe-zione, obiettivo e motore della vita consacrata.

Con tutta la carica del mio affetto fraterno, auspico che i nostri sodali ri-splendano nei propri presbiteri come testimoni di umiltà.

Giuliano

 

Wejrzał na uniżenie swojej służebnicy

Auf die Niedrigkeit seiner Magd hat er geschaut

 
ESERCIZI SPIRITUALI 2017
Il Signore ci fa grazia di un altro corso di Esercizi Spirituali, vera oasi in cui sostare nel pellegrinaggio della nostra esistenza terrena per riprendere in mano la nostra vita e ripensarla alla luce della Parola di Dio e del disegno del suo amore.
È un’operazione di autenticazione e di inveramento, da cui non può consi-derarsi esente alcuno, ancor meno chi come noi è chiamato a seguire la via stretta dei consigli evangelici e corre più fortemente il rischio di scadere nella mediocrità e nell’accomodamento compromissorio con la mentalità mondana. Il desiderio di essere fedeli alla nostra vocazione ci domanda di non trascurare questo passaggio, anzi di programmarlo con attenzione, attenderlo con desiderio, viverlo con intensità.
Gli Esercizi annuali sono poi l’occasione unica per respirare l’aria di fami-glia, scambiarci il dono della fraternità che ci edifica e trovare, nell’incontro con i fratelli e con l’Istituto, la conferma della nostra vocazione e delle scelte che la no-stra personale responsabilità ci porta a compiere in ordine alla nostra vita e al nostro ministero sacerdotale. Veramente dovremmo avvertire «quanto è bello e quanto è gioioso che i fratelli vivano insieme».
Il tema di quest’anno 2017, Visioni di pace nel Profeta Zaccaria, coeren-te con il programma formativo che ci siamo dati nel Seminario di gennaio scorso, ci fa rivisitare i capitoli 1-8 del Libro del profeta Zaccaria alla ricerca di stimoli che ci aiutino a rivedere e a migliorare i nostri rapporti all’interno del presbiterio dio-cesano, luogo primario in cui si esprime la nostra secolarità consacrata.  
Mentre ringrazio tutti coloro che in vario modo hanno contribuito e contri-buiranno ancora all’organizzazione e alla buona riuscita dei nostri corsi di Eserci-zi Spirituali, esorto ognuno a non lasciar passare invano questa grazia che ci è data e auspico per ciascuno che la pienezza dello Spirito ridondi in gioiosa e con-tagiosa testimonianza dell’amore di Dio per il mondo.

Giuliano

scarica Vademecum Esercizi Spirituali 2017

 
Seminario di Studio 2017

mercoledì 11 gennaio 2017

LE RELAZIONI NEL PRESBITERIO

Centro Pellegrini-Gruppi delle Suore del Cenacolo
Via Vincenzo Ambrosio, 9 – 00136 ROMA

 
La profezia della consacrazione secolare alla luce del magistero di Papa Francesco
Il cammino compiuto dagli Istituti Secolari, dalla “Provida Mater Ecclesia” a oggi, sia a livello di riflessione teologica e magisteriale che a livello di esperienza di vita, ci permette di affrontare l’argomento di questo Convegno tenendo sullo sfondo alcuni dati acquisiti: la piena consacrazione, la sua dimensione secolare, lo spirito missionario inteso prevalentemente come lettura dei segni dei tempi e animazione cristiana della realtà terrena, lo stile del dialogo.
 
 
Institut Séculier des Prêtres Missionnaires de la Royauté du Christ

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