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LETTERA DEL PRESIDENTE - gennaio 2018

FIGLI DELLA PIÙ BELLA DELLE MADRI

 Carissimi fratelli ed amici,

     in questo ultimo scorcio dell’anno, che coincide con l’inizio del nuovo anno litur-gico, caratterizzato dal mistero dell’Avvento, mi piace soffermarmi su alcune ri-flessioni che mi vengono ispirate dalla figura della Beata Vergine Maria, sulla quale in questo periodo è richiamata insistentemente la nostra attenzione.

     Ripensando all’«Eccomi» di Maria mi veniva di chiedermi quali spazi e quale ricaduta deve avere nella mia vita, al di là dell’atto formale e dei suoi risvolti ca-nonici, la consacrazione abbracciata con la professione dei Consigli evangelici. La prospettiva liturgica nella quale si colloca prevalentemente la mia formazione teo-logica mi ha portato subito a considerare che consacrazione è equivalente di “de-dicazione”: la mia vita di consacrato deve essere una vita interamente dedicata, in questo caso a Dio e agli altri, che rappresentano un binomio inscindibile secondo l’insegnamento della Scrittura (vedi per es. 1Gv 4, 7-21). E come il rito di dedica-zione, per esempio di una chiesa, comporta che ogni parte di quell’edificio sia sot-tratta ad altri usi e sia destinata unicamente allo scopo per cui è stata dedicata, devo pensare che non ci sia espressione della mia vita di consacrato che non debba essere finalizzata allo scopo della consacrazione.

     La nostra consacrazione ci pone al servizio del Regno; pertanto, ogni attimo della mia esistenza terrena deve essere orientato a questo fine. Ne deduco che la mia infedeltà, che non può che procurare tristezza, inizia nel momento in cui di-straggo qualcosa del mio vivere da questo fine e me ne servo per scopi diversi, mentre la mia gioia dipende dal vivere centrato sul questo fine ventiquattro ore su ventiquattro. Così la consacrazione comporta una spoliazione, non imposta ma li-beramente scelta e volontariamente accolta, e una consegna. Già il ministero pre-sbiterale mi domanda di “essere per”: la consacrazione viene a rafforzare e radica-lizzare questo impegno, colorandolo nel nostro caso dei contenuti propri della se-colarità.

Ma volendo tornare sulla figura di Maria, ho provato ad indagare quali sono stati gli atteggiamenti abituali rivelatori del suo essere totalmente abitata da Dio. Ne ho individuati alcuni, che mi sono tornati personalmente molto illuminanti:

  • anzitutto, lo stupore: Maria ha sempre più la consapevolezza che la sua vita e la sua identità non dipendono prima di tutto dalle sue scelte, ma dall’iniziativa di Dio e dal suo amore totalmente gratuito; Maria si sente amata oltre ogni aspet-tativa e immaginazione e questo la conquista interamente;
  • in secondo luogo, la conseguenzialità: Maria non pone alcun freno all’iniziativa di Dio, ma è tutta protesa a lasciare ad essa libero sfogo; non frappone indugi di alcun genere, non perde tempo ad elaborare con la ragione umana; in lei l’obbedienza precede la comprensione, che anzi proprio attraverso l’obbedienza si compie; consente che in lei si realizzi la contemporaneità tra la Parola e i suoi effetti, come alle origini nei racconti della creazione: Dio disse - e così fu;
  • in terzo luogo, l’arte del custodire: più volte l’evangelista Luca ci presenta Maria in questa propensione, facendoci intendere che non era qualcosa di momenta-neo, ma permanente; non si trattava tanto di trattenere in sé, quanto di la-sciarsi interpellare, permeare, conquistare, che insieme rappresentano la mo-dalità per cui l’azione dello Spirito può dilagare;
  • in quarto luogo, la prontezza a mettersi in viaggio, ad intraprendere il cammino della fede, che è sempre un grande esodo, in cui Dio è la guida, la strada e la meta;
  • in ultimo, la maternità: al di là del fatto che abbia partorito fisicamente il Figlio di Dio incarnato, la maternità di Maria dice che la sua vita non è stata arida e sterile di frutti, ma è stata una vita feconda, una vita attraverso la quale il pro-cesso generazionale della Parola creativa e salvatrice di Dio non si è esaurito nel parto, ma è stato un processo permanente, diventando in questo modo tipo della maternità della Chiesa e di ogni discepolo di Gesù.


Ho pensato che questi elementi, ritrovati nella figura di Maria, già da soli costituiscono il quadro essenziale in cui io possa vivere con verità, autenticità e profondità la mia vita di consacrato.

Sono sicuro che anche ognuno di voi, che non manca di sentirsi veramente e pienamente figlio di tale Madre, troverà in Lei motivi sostanziali per vivere con coerenza la nostra vocazione. A Lei vi affido con fraterno affetto.

Giuliano

 

 
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