Carissimi fratelli ed amici,

vorrei soffermarmi ancora una volta sul tema della povertà, che ci sta ac-compagnando nel cammino formativo di quest’anno. Le nostre Costituzioni in ve-rità su questo temasono essenziali e scarne, condensando tutto nella prospettiva della conformazione a Cristo povero, che evidentemente non è poco, ma che sa-rebbe risultato più efficace se avessero provato a declinare il voto di povertà nelle diverse sfaccettature di carattere spirituale, come fanno per gli aspetti giuridici. Le “note spirituali” tuttavia integrano in questo senso il dettato costituzionale, of-frendo buoni spunti per il personale approfondimento del carisma.

C’è un’idea, tuttavia, quella della “restituzione”, che non ho ritrovato tra le “note spirituali” e che per essere tipicamente francescana (cfr. FF 49) ci può sug-gerire, accanto alle considerazioni che scaturiscono da una lettura cristologica e cristocentrica della povertà, uno stato d’animo capace di ricondurre il discorso sul terreno della gratuità e della gratitudine.

San Francesco aveva ben chiaro che tutto quello che ricade nell’esperienza umana in questo mondo è un dono prezioso ricevuto dall’amore di Dio, espressio-ne di una gratuità dalle proporzioni universali, dal momento che egli «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buonie fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45). Ac-caparrare questi doni per sé diventa quindi un abuso, che finisce per alterare il loro senso e per comprometterne l’efficacia. Il modo per valorizzarli è quello di metterli in circolo, far sì che mantengano integro e diffondano in chiunque la loro valenza di dono, diventando in tal modo causa di gioia per chiunque li riceve e a sua volta li dona. Gesù stesso consegna questo imperativo ai discepoli mandati ad annunciare il Vangelo: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8).La gratuità postula gratuità come espressione di gratitudine, cioè della consapevolezza che tutto è dato non per diritto o per merito, ma per grazia.

Tuttavia se il concetto di gratuità richiama la generosità, espressione di un animo libero e traboccante di premura, il concetto di “restituzione” credo che ag-giunga qualcosa in più:
•    dice anzitutto che quello che abbiamo non ci appartiene in senso esclusivo e assoluto, non è destinato solo a noi; ci fa ricchi, ma per arricchire gli altri;
•    dice poi che lo abbiamo in quanto ci è stato dato in prestito: pur messo a nostra disposizione, rimane di proprietà di chi ce lo ha donato; noi non ne siamo i padroni, ma solo gli amministratori;
•    dice ancora che il dare in dono quello che abbiamo ricevuto non è un atto di eroismo, ma un dovere, compiuto il quale dobbiamo riconoscere che siamo «servi inutili» (cfrLc 17,10).
Come possiamo intravedere, la “restituzione” non è un concetto, un’idea, una norma: è una spiritualità, che genera uno stile di vita e determina le relazioni.                                                                                                                               

La “restituzione” va fatta a chi è il padrone di quanto abbiamo ricevuto in dono. Ma Gesù ci insegna che «ogni volta che avrete fatto queste cose ad uno solo di questimiei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me» (Mt 25,40).

Il papa Francesco ha confermato tutto ciò nell’udienza concessa il 23.11.2017 alle famiglie del Primo Ordine e del Terz’Ordine Regolare francescano: «Una caratteristica della vostra spiritualità è quella di essere una spiritualità di restituzione a Dio. Tutto il bene che c’è in noi o che noi possiamo fare è dono di Colui che per san Francesco era il bene, tutto il bene, il sommo bene,e tutto va re-stituito all’altissimo, onnipotente e buon Signore».

La povertà che fa parte del nostro carisma, allora, è certamente spoliazione del nostro “io”, abbandono fiducioso nelle mani di Dio, libertà interiore da tutto e da tutti, uso ordinato ed essenziale dei beni di questo mondo, ma trova il suo compimento nel momento in cui ci colloca dentro questo spazio della gratitudine espressa appunto dalla restituzione.

Il Poverello d’Assisi, che«a’ frati suoi, sì com’a giuste rede, raccomandò la donna sua più cara, e comandò che l’amassero a fede»(Divina Commedia, Paradi-so, canto XI), ci insegni a vivere e a testimoniare la povertà evangelica con la sua stessa passione e nel suo stesso stile.

A tutti il Signore doni sovrabbondantemente la sua pace. 

 

Giuliano


Die Armut als Rückgabe


La pauvreté, c’est rendre ce qu'on a reçu !


UBÓSTWO JAKO RESTYTUCJA