PERCHÉ A TE?
Carissimi Fratelli,
anzitutto desidero augurare a voi, ai vostri cari e alle vostre comunità un buon anno 2026 accompagnato dallo sguardo amorevole e dalla benedizione di Dio.
Da pochi giorni si è conclusa ad Assisi la tre giorni che ha radunato i Responsabili dell’Istituto per la verifica, l’approfondimento, la programmazione di quest’anno.
Abbiamo affrontato il tema vocazionale, che mostracondizioni molto diverse in Europa e in Africa: da una parte la diminuzione del clero, l’invecchiamento, la scarsa risposta, dall’altra crescenti adesioni ed entusiasmo;in entrambe le situazioni però si constata fragilità nel proseguire il cammino.
Mi hanno fatto riflettere alcune considerazioni di cui voglio rendervi partecipi.
Affrontare il tema vocazionale è un’occasione preziosa per noi tutti:riscoprire la grazia della nostra vocazione mettendo a tema il carisma dell’Istituto ci scuote dalla tentazione dell’inerzia, rinverdisce le motivazioni della nostra appartenenza, ci aiuta a ritrovare lo zelo e la vitalità del tempo in cui abbiamo intrapreso questo cammino.
La proposta vocazionale impegnal’intero Istituto, per questo è importante che ci confrontiamo sugli ambiti, gli strumenti, il metodo: non può essere lasciata all’iniziativa occasionale di qualche volenteroso; così pure al Candidato in ricerca devono rispondere una cura reale e un fraterno accompagnamento (purtroppo non sempre accade).Se la nostra proposta non avesseun esito positivonon dovremmo scoraggiarci: le persone sono libere (anche Gesù diceva:«Se vuoi…»), ma la scarsità di vocazioni non deve essere causata dalla nostra pigrizia.
L’esperienza insegna che, come per le vocazioni sacerdotali, anche levocazioni all’Istituto nascono per contagio e attrazione a seguito diuna proposta personale e mirata:l’invito evangelico «vieni e vedi» che propone di fare un’esperienza è la via migliore;tuttavia la proposta vocazionale diventa credibile e accettabile quando è accompagnata da un’umile e genuina testimonianza: chi fa la proposta non può smentire con il suo comportamento i valori di radicalitàevangelica che si incarnano in “una vocazione nella vocazione”, una “consacrazione nella consacrazione”! Dobbiamo chiederci tutti, a partire da me, se la nostra presenza nell’Istituto come “laboratorio” si traduce poi in modo costruttivo nel nostro presbiterio diocesano.
Frate Masseo chiese asan Francesco:«Perché a te tutto il mondo viene dirieto, e ogni persona pare che desideri di vederti e d’udirti e d’ubbidirti? Tu non se’ bello uomo del corpo, tu non se’ di grande scienza, tu non se’ nobile; onde dunque a te che tutto il mondo ti venga dietro?».La grande umiltà della risposta di san Francesco spaventò frate Masseoche in questo comprese la sua santità;questo racconto fa considerare anche noi che la radicalità evangelicae la santità attirano ancora e diffondono letizia (non certo malinconica mediocrità) come ci indica il nostro cammino di quest’anno: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me -san Francesco viva immagine di Gesù, nostra speranza».
don Giuseppe