Carissimi fratelli ed amici,                                                      

 il 2 febbraio 2022, nella ricorrenza del 75° anniversario della Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia con cui venivano riconosciuti e approvati gli Istituti Secolari, papa Francesco ha fatto il sorprendente dono di una Lettera molto incoraggiante, indirizzata alla presidente della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari, nella quale evidenzia come questa forma di vita consacrata è particolarmente congeniale ai tempi attuali, in quanto ha anticipato quella «Chiesa in uscita» tanto preconizzata da Evangelii Gaudium. Nel suo scritto il papa chiede che gli Istituti Secolari completino la loro missione impegnandosi ora a rendere presente il mondo (ma non la mondanità) nella Chiesa; è stato come dire che gli Istituti Secolari possono essere un luogo preferenziale per l’ascolto e il dialogo che la Chiesa intende avere con il mondo.

Il papa si rivolge particolarmente ai laici consacrati nel mondo a motivo della loro vocazione e del loro compito peculiare, che è quello di «trattare le cose temporali e ordinarle secondo Dio» (cfr LG 31). Sono certo che questo non debba essere interpretato come espressione di scarsa considerazione da parte del papa nei riguardi dei chierici consacrati nel mondo.

Infatti, dovrebbe essere a tutti ormai noto che, nonostante il Vaticano II affermi che «il carattere secolare è proprio e peculiare dei laici» (LG 31), la riflessione teologica ha ulteriormente precisato tale visione ritenendo che il concetto di “secolarità” non possa coincidere con quello di “laicità” in quanto, trattandosi di una dimensione della Chiesa in quanto tale, esso appartenga sia pure in modo diversificato a tutti i suoi membri. La secolarità consacrata, pertanto, attiene in modo ugualmente pieno sia ai fedeli laici che a coloro che sono investiti dell’Ordine sacro. È questa la ragione per la quale il Motu proprio Primo feliciter non fa alcuna distinzione tra Istituti secolari laicali e Istituti secolari clericali.

          Lo stesso Motu proprio, poi, dichiara che ciò che definisce gli Istituti secolari e li differenzia dal variegato mondo dei Religiosi è «la secolarità, in cui risiede tutta la loro ragione d'essere» (PF 5). Appare evidente che entrambe le vocazioni, quella secolare e quella religiosa, come ogni altra condizione di vita cristiana affondano le radici nel Sacramento del Battesimo, in virtù del quale i fedeli vengono immessi in un itinerario di vita segnato dalla santità e proteso verso la sua perfezione, secondo l’imperativo stesso di Gesù: «Siate santi come il padre vostro è santo» (Mt 5, 48). Lo stesso papa Francesco lo conferma nella citata Lettera quando scrive: «È dunque il battesimo la sorgente di ogni forma di vocazione».

Di questa tensione alla perfezione della santità, che compete ad ogni battezzato, la vita consacrata, posta in essere dalla professione dei consigli evangelici, è chiamata ad essere segno visibile e credibile. Ciò avviene però in modo diversificato tra religiosi e secolari:

  • i primi si collocano in una prospettiva escatologica e sono impegnati ad essere segno della vita futura e per questo prendono le distanze dal mondo, per quanto possibile; essi fanno intravedere la vita beata del cielo;
  • i secondi si riconoscono nella linea del mistero dell’incarnazione e per questo animano dal di dentro la vita del mondo, favorendo il radicamento in essa del Regno di Dio attraverso la testimonianza e la promozione dei valori e dello stile evangelici; il Regno di Dio infatti, anche se avrà il suo compimento nella vita ultramondana, è già presente nel mondo e nella storia, per far gustare qui e oggi i frutti della salvezza, mentre con il suo dinamismo fa camminare verso il futuro.

Come chierici, noi siamo impegnati in prima linea nel far crescere il Regno di Dio nel mondo e lo facciamo calandoci nella storia con il carisma della secolarità consacrata, accettando di pagare di persona quanto serve per la crescita dell’uomo a misura di Cristo e scrutando i segni dei tempi per l’adempimento della missione della Chiesa al passo con i cambiamenti del mondo.

Sarebbe stato incoraggiante e illuminante per noi se il papa ci avesse rivolto una parola adatta al nostro ministero nella Chiesa da testimoniare con la forza del carisma della secolarità consacrata. Nondimeno, il nostro percorso formativo dei prossimi tre anni ci accompagnerà nel ripensare il nostro ministero presbiterale, arricchito del quarto voto, perché com’è nella prospettiva della nostra missione veramente «il vangelo diventi cuore del mondo».

Auguro a tutti di saper guardare con fiducia appassionata e con impegno responsabile al cammino che ci attende.

don Giuliano


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