Carissimi fratelli ed amici,

l’avanzamento del mondo virtuale ci deve trovare particolarmente attenti a che non si riduca il contatto con la realtà, che per noi significherebbe tradimento della nostra vocazione: la seco-larità consacrata infatti ci domanda una compenetrazione “simpatica” nella realtà rifuggendo qualunque forma o tentazione di evasione, perché la linea scelta da Dio per salvare il mondo è quella dell’incarnazione e il reale costituisce il luogo della nostra missione.

Dobbiamo pertanto resistere al fascino ingannevole del virtuale, all’illusione che le relazioni possano essere costruite e coltivate attraverso la tecnologia, senza guardarsi negli occhi, senza stringersi le mani, senza sentire l’odore dell’altro, senza il fremito che può provocare una lacri-ma che riga le guance o un sorriso che illumina il volto. E poi, che relazioni sono quelle in cui manca la “spiritualità dell’esodo”: la fatica del muoversi, il mettersi in cammino per uscire da sé e andare verso l’altro, l’assaporare l’attesa e la gioia dell’incontro?

Con questo non voglio dire che dobbiamo demonizzare gli strumenti della tecnologia virtua-le; tutt’altro, saremmo fuori dal tempo. Ma vanno usati con sapienza, vale a dire come strumenti di servizio, che rendono più celere la trasmissione di notizie e informazioni utili.

Diventano pericolosi quando sono utilizzati per un dialogo che dialogo non è, perché non servono per costruire relazioni, ma anzi spesso le distruggono.

Per averne un’idea, basta sfogliare le pagine di Facebook, assai spesso palestre di un nar-cisismo senza limiti, e leggere le reazioni e i commenti che si sprecano: sono una valanga di parole senza anima e senza intelligenza, che finiscono per diventare macigni per seppellire le persone, come nella famosa romanza La calunnia dell’opera liricaIl barbiere di Siviglia (Gioac-chino Rossini).

Nel dialogo vero la parola è rivestita di suoni, è espressione non solo della testa, ma anche del cuore, è proferita in considerazione della persona a cui è destinata, è gustosa anche quan-do fa male perché fa male non per distruggere ma per costruire, è parola “incarnata”. Solo nel dialogo reale la parola costruisce legami, produce sintonie, illumina le azioni, ispira i sogni e genera il dinamismo dell’amore.

Penso che la nostra vocazione ci domandi di inserire nella nostra regola di vita l’impegno ad usare con parsimonia i mezzi della comunicazione virtuale, tanto quanto basta, a non farne una ribalta in cui la scena è occupata sempre e solo dal nostro io e dalla nostra immagine, a non essere schiavi di essi dando al contrario testimonianza di libertà, ad essere presenti totalmente nell’ambiente in cui la volontà di Dio ci ha collocati piuttosto che essere connessi con il mondo intero.

Anche in questo credo che si debba manifestare la nostra profezia: essere nel mondo sen-za lasciarsi ammaliare e fagocitare dal mondo.

A ciascuno il coraggio di essere consequenziale.

Il Signore dia a tutti e a ciascuno pace e gioia.

 

Giuliano


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