Carissimi fratelli ed amici,

il messaggio del Santo Padre per la Quaresima del 2017 mi suggerisce una considerazione su cui può essere utile tornare a soffermarci. Per due volte il papa usa l’espressione “dono”: la prima volta la riferisce all’altro (l’altro è un dono), chiunque esso sia, ma naturalmente con un’attenzione preferenziale al povero; la seconda volta la riferisce alla Parola, senza la quale si rimane ciechi e incapaci di liberarsi dalla schiavitù del male. La relazione che il papa stabilisce tra i due riferimenti, che egli desume dalla parabola evangelica di Lazzaro e del ricco epulone, vuol mettere in evidenza come senza ascolto e accoglienza della Parola diventi impossibile farsi attenti ed essere accoglienti nei riguardi degli altri.

La riflessione del papa in realtà ci domanda di recuperare in modo più convinto e deciso una prospettiva che non è nuova nella teologia e nella spiritualità cristiana, ma che spesso viene smarrita pervasi come si è dalla logica dominante dei diritti da rivendicare: la prospettiva è quella del dono, che fece esclamare a S.Teresa di Gesù Bambino “tutto è grazia”, espressione che Bernanos rilanciò  mettendola sulla bocca del giovane parroco di Ambricourt morente, nel Diario di un curato di campagna.

Ma prima ancora di santa Teresa, fu san Paolo che rilesse la sua vita “convertita” dalla grazia con questa cifra, quando affermò: “Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?” (1Cor 4,7). E poi ancora: “Per grazia di Dio, però, sono quello che sono e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me” (1Cor 15,10).

Siamo, dunque, al centro di un mistero di grazia che, proprio perché tale, è immeritato e sorprendente. La grazia che ci avvolge postula stupore e responsabilità. Non abbiamo nulla da rivendicare, ma solo e tutto da ringraziare: il ringraziamento è la risposta più adeguata alla grazia ricevuta, purché non si limiti ad un fatto semplicemente verbale o alla sfera del sentimento. Tutta la nostra vita deve diventare una vita grata, che esprime anzi canta gratitudine incessantemente. In che modo?
Bandendo la tristezza dal nostro cuore e dal nostro volto, difendendoci dalla tentazione della lamentazione, spegnendo l’invadenza del nostro io che tende ad attribuirsi ciò che non gli appartiene, accogliendo con pazienza evangelica le contraddizioni e le traversie della vita presente che servono a verificare l’autenticità di una vita fondata in Dio (la vicenda di Giobbe è illuminante in tal senso), concretizzando il principio evangelico che recita: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).

La prospettiva del dono cambia anche le nostre relazioni e il nostro approccio con la realtà con cui veniamo a contatto: scaturiscono da qui il rispetto, l’attenzione, l’accoglienza, la prossimità, il prendersi cura, il prendere a cuore. Fuori dalla prospettiva del dono non avremo mai accesso allo spazio esistenziale rappresentato dall’Eucaristia, che rappresenta il fondamento e il modo di essere dell’uomo nuovo, dell’uomo liberato e compiuto.

La Quaresima che ci attende può essere per noi il tempo salutare per recuperare, se ce ne fosse bisogno, e per consolidare nella nostra esistenza e nel nostro ministero la prospettiva del dono, che più di ogni altra ci consente di accrescere in noi e testimoniare nel mondo il mistero del Regno, al cui servizio siamo stati chiamati.

Buona Quaresima!
 
Giuliano


Alles ist Gnade


“ TOUT EST GRÂCE


Wszystko jest łaską