Fratelli e amici carissimi,

abbiamo da poco celebrato l'Assemblea di Medio Corso, che come prescrivono le nostre Costituzioni ha avuto il compito di verificare il cammino compiuto dall'ultima Assemblea elettiva ad oggi e di individuare percorsi nuovi, che sono quelli che lo Spirito apre dinanzi a noi.
Credo che il primo percorso di novità sia quello interiore, che si apre nel profondo del nostro cuore e rivela l'effettiva disponibilità personale di ciascuno di noi a lasciarsi condurre dallo Spirito. Senza questa docilità tutto rimane teorico ed astratto, e noi non possiamo permettercelo perché Dio fa affidamento su di noi: per questo ci ha chiamati alla vocazione che ci è data. Non darei per scontato che tale docilità sia effettivamente presente in ognuno di noi. La nostra dimestichezza con le cose dello spirito non ci deve illudere che sia automatica una forte tensione interiore: si può essere "professionisti del sacro" senza che la vita interiore ne resti segnata e trasfigurata.
La tensione interiore per una vita secondo lo Spirito postula un impegno specifico, che nel Vangelo più volte viene individuato con il termine "perseveranza": è una parola che non vuole esprimere solo una persistenza, ma anche un approfondimento, uno scendere sempre più a fondo e un lasciarsi afferrare in maniera sempre più totalizzante, come fa il trapano, se vogliamo utilizzare un'immagine. La docilità all'azione dello Spirito, che rende nuove tutte le cose e genera inedite novità, è un dinamismo incessante, che porta a cercare-pregustare-lasciarsi sorprendere come la fanciulla del Cantico dei Cantici; è la ginnastica del desiderio, come dice S. Agostino, che stimola e alimenta l'amore. In questa logica ogni minimo compromesso e ogni mediocrità risultano insopportabili.
Ogni abbassamento del livello di guardia è un tradimento della docilità allo Spirito. D'altronde, se chiamiamo "profezia" ciò che è novità dello Spirito, il profeta non è un mero strumento impassibile di tra-smissione dei voleri di Dio, ma è un uomo chiamato a "farsi" egli stesso profezia, coinvolto testa e piedi a servizio di una profezia che in lui si riveste di carne e si fa storia. In questo senso il profeta è "laboratorio di futuro". Per far questo occorre il coraggio di sposare interamente la causa del Vangelo e del Regno (questo vuol dire essere "consacrati"), facendolo diventare il nostro assillo di ogni momento, poiché tutto quello che siamo e che facciamo costituisce il luogo in cui la profezia o s'incarna o abortisce.
A questo punto vale la pena allora che osiamo domandarci: «La gente chi dice che io sia?». La doman-da dobbiamo porcela non per misurare il consenso e il plauso della gente (ma lo stesso vale anche per quanto riguarda la considerazione di cui noi godiamo all'interno del nostro presbiterio), cosa che ci porte-rebbe agli antipodi del Vangelo, che invece è scandalo e follia.
Invece è utile porci questa domanda per verificare se vi sia o meno una testimonianza che passa attraverso di noi e se il modo del nostro essere preti viene percepito come portatore di un Mistero, che può anche suscitare senso di opposizione o di valutazione non sempre benevola, ma intanto scomoda e in qualche modo interpella.
Anche qui non vorrei essere frainteso: non si tratta di essere degli "originali" a tutti i costi! Ma se vi-viamo una forte tensione spirituale, questo non può rimanere nascosto, ci impedirà di essere preti "qua-lunque". Io credo che da qui incominci per davvero quel rinnovamento che a tutti i livelli viene continua-mente invocato, una riforma che è interiore ancor prima che strutturale. Se la nostra vocazione ci pone in prima linea, o addirittura in trincea, tutto ciò per noi non è facoltativo, ma è dovere di stato, senza il quale ci resta da chiederci: «Chi siamo? Cosa siamo?».
Auguro a tutti e a ciascuno una salutare inquietudine del cuore, che porti a vivere fino in fondo e con passione una vera apertura alla novità dello Spirito e una piena docilità alla sua azione di grazia.
Il Signore, che ha lo sguardo rivolto su di noi, doni a tutti la sua pace.
 
Giuliano


Sich vom Geist führen lassen


SE LAISSER CONDUIRE PAR L'ESPRIT


Pozwolić prowadzić się Duchowi