Fratelli ed amici carissimi,
                 la figura di San Giuseppe, di cui abbiamo appena celebrato la solennità e che il papa ha voluto presentare sotto il profilo dell'educatore, ci riporta al piano pastorale della Chiesa Italiana per il decennio 2010-2020,  “Educare alla vita buona del Vangelo”, della cui attualità ed urgenza credo che nessuno discuta, ma sulla cui attuazione forse non sono stati fatti ancora esperimenti significativi al di là di qualche occasione di riflessione teorica.

     Non è mia intenzione entrare nel merito dell'argomento, anche se la nostra secolarità ci imporrebbe probabilmente una più decisa e coraggiosa propensione a cercare risposte efficaci su di un tema che per noi dovrebbe suonare come particolarmente sensibile. Voglio invece invitare tutti noi ad interrogarci, magari ad alta voce, su cosa significhi vivere il ministero nella dimensione dell'educatore e quali sono gli atteggiamenti pastorali che dovremmo acquisire per essere veramente educatori nella fede e della fede di coloro che sono stati affidati alle nostre cure.

     Lancio questa provocazione perché, lungi da qualsiasi intento censorio, a ben osservare i nostri presbitèri e, probabilmente, anche noi stessi ci ritroviamo sul piano concreto più inclini ad una scontata gestione dell'esistente che non protesi verso la promozione di una logica e di una vita veramente evangeliche, al di là di ogni buona intenzione che sicuramente non manca in alcuno.       A ciò si aggiunge poi l'aggravante, oggi particolarmente in agguato, dell'autoreferenzialità (brutta e abusata parola per dire che piuttosto che essere "servi del Regno" si finisce, anche preterintenzionalmente, per "servirsi del Regno" in funzione dell'affermazione di sé). Mi permetto a questo proposito di offrire alcune suggestioni, che evidentemente non vogliono né mortificare la riflessione né esaurirla.
 
     Per essere educatori fino in fondo occorre anzitutto sentire prepotente la passione per Cristo e per il Vangelo, che San Paolo indica quando esclama: "Guai a me se non annuncio il Vangelo!" (1Cor 9,16). Bisogna poi mettere le esigenze del Vangelo al primo posto, prima di tutte le nostre aspettative o le nostre remore (cfr Fil 3,8), facendo attenzione a non fare mercato della Parola di Dio (2Cor 1,17). In terzo luogo deve essere chiaro che la nostra missione è quella di “sentinelle del mattino” (cfr Is 21,11), che non stanno con la testa rivolta indietro come gli struzzi, ma con lo sguardo proiettato in avanti, oltre l’orizzonte, per cogliere i primi riflessi di un’alba nuova, verso la quale orientare il cammino del gregge a noi affidato e la storia, che dobbiamo riempire del Vangelo. In quarto luogo è necessaria una squisita e premurosa attenzione verso le persone e le situazioni concrete che esse vivono, rifuggendo dal comodo alibi di un'osservanza asettica delle regole.

     Chiaramente non si tratta di "accontentare" le attese e le pretese della gente, che sarebbe un autentico tradimento e dei valori che stanno dietro le norme, e delle stesse persone che in tal modo non sono poste in condizione di crescere, ma di farsi compagni di viaggio, come per i due discepoli di Emmaus, di chi avendo il cuore indurito dalle esperienze della vita fa fatica a collocarsi in una vera mentalità di fede ecclesiale. Ciò comporta l'accettazione della fatica di una paziente insistenza sulle motivazioni di un indirizzo o di un diniego, lo sforzo intelligente e delicato di coniugare la norma con la situazione reale in cui la persona di trova, ed anche la sofferenza di una non sempre immediata comprensione e convinta adesione. “Opportune et importune”, direbbe ancora San Paolo (2Tm 4,2).

     Non credo che possa essere un buon educatore chi è troppo preoccupato di salvaguardare prima di tutto e a tutti i costi il favore dell'opinione pubblica nei propri riguardi. La ricerca del proprio interesse, qualunque esso sia, contraddice radicalmente con la definizione e l'identità del ministro, il quale è chiamato a farsi servo non di se stesso ma, come nel nostro caso, di Cristo e dell'uomo. E’ la grande lezione che ci verrà ancora una volta riproposta nel cenacolo il giovedì santo, attraverso il gesto sconvolgente della lavanda dei piedi.

     Buona Pasqua a tutti alla scuola di Colui che veramente si è fatto per noi e per ogni uomo servo per amore.   

Giuliano


Wächter des Morgens


SENTINELLES DU MATIN


Strażnicy poranka