Amatissimi fratelli ed amici,
                    
    tre anni fa, mentre rappresentavo la mia diocesi nella Commissione Presbiterale della mia regione, fui coinvolto in un sondaggio tra i presbiteri di Puglia mirato a far emergere quali fossero i sogni coltivati nel loro cuore di preti e non ancora realizzati. Lì per lì la ricerca apparve a molti un po’ bizzarra; in realtà fu una trovata, a mio giudizio, intelligente e carica di promesse, assai più delle ricadute reali che poi ne sono seguite, perché aveva l’obiettivo di provocare la ripresa, in chiave ottimistica e positiva, di un nuova voglia progettuale nell’impegno pastorale, apparsa piuttosto assopita dopo la frenesia del primo post-Concilio.  A me comunque è servito per capire che per stare dentro i disegni di Dio occorre essere invincibilmente sognatori, come Giuseppe, l’undicesimo figlio dell’antico patriarca Giacobbe, e come l’altro Giuseppe, lo splendido sposo della beata vergine Maria.

     Se per sognare non si intende evadere dalla realtà per immergersi nel mondo irreale delle illusioni in cui si specchiano i nostri fantasmi e le nostre insoddisfazioni, il sogno è proprio un ardito atto di amore, che fa uscire fuori dal grigio appiattimento su ciò che è scontato, ripetitivo e dal respiro corto, ed è capace di innescare un coraggioso dinamismo interiore, che è ciò di cui i sogni hanno bisogno per diventare realtà e noi abbiamo bisogno per dare spessore e qualità alla nostra vita. 

Per essere veri i sogni non possono mai volare basso, ma devono essere di misura alta, viaggiare sui confini dell’impossibile, che è lo spazio in cui entra sorprendentemente in gioco Dio. Non dicono forse i testi dell’Antico Testamento, che Dio ci dà ali d’aquila (cfr Is 40,31) e piedi di cerve per scalare le vette (cfr Ab 3,19)?

Coltivare sogni per se stessi può facilmente dar luogo a pericolose derive come il narcisismo, il protagonismo, l’arrivismo, il carrierismo, e via discorrendo. Sognare per gli altri, per la Chiesa, per il mondo è proprio della vocazione e della missione a cui siamo chiamati. Non si tratta di “inventare” dei sogni, ma di sposare i sogni di Dio: perché Dio, che è amore, coltiva sogni grandiosi a favore dell’uomo. E chi sposa i sogni di Dio e se ne fa paladino, diventa un profeta. A noi è chiesto proprio questo coraggio.

Sposare i sogni di Dio aiuta a vincere le tante paure che si insinuano nel nostro animo a motivo della debolezza, della confusione e delle afflizioni della vita terrena non solo del nostro tempo, anche se il tempo che viviamo, contrassegnato da grandi trasformazioni epocali, presenta criticità in forma più marcata e diffusa.

Mi sono imbattuto a proposito in un’espressione uscita dalla bocca di uno straordinario profeta dei nostri giorni, a tutti ben noto, il servo di Dio don Tonino Bello: “Non fate sconti sui sogni!”. Ho inteso questa raccomandazione, lanciata quasi come una sfida, in un triplice senso:
    anzitutto, come un invito a non smettere di sognare, per non rinunciare a vivere, per non impedire allo Spirito di Dio di aprire strade nuove nel deserto della vita e, prima di tutto, dei nostri cuori, per non impedire al futuro di Dio di irrompere dentro il nostro presente per illuminarlo, orientarlo, riempirlo di senso e di gioia;
    in secondo luogo, come uno stimolo a non coltivare sogni “piccoli”, a misura d’uomo, incapaci di provocare la fede, di sostenere la speranza e di esprimere un amore incandescente; se i sogni sono di Dio non possono non avere le proporzioni di Dio;
    in terzo luogo, come una provocazione a non illuderci che la realizzazione di sogni “grandi” possa passare attraverso impegni “piccoli”, parziali, a tempo determinato, giocando al risparmio; il nostro voto di apostolato ci domanda di essere pronti a pagare di persona, fino all’immolazione totale di sé, il nostro servizio per il Regno.  

     Lasciamoci dunque conquistare dai sogni di Dio, senza fare sconti, per essere veramente, ovunque e in ogni momento, missionari della regalità di Cristo. E’ l’augurio che faccio a tutti e a ciascuno per il prossimo Natale del Signore.


Giuliano


Gebt auf Träume keinen Nachlass!


NE FAITES PAS DES RÉDUCTIONS SUR LES RÊVES!


NIE PRZECENIAJCIE MARZEŃ!