Cari amici,
    con questa lettera prendo congedo da voi come presidente e termino questa rubrica che ci ha visti in dialogo per 12 anni sui temi più diversi che riguardano la nostra vita di presbiteri secolari consacrati missionari.
Non ho la pretesa di dettare un testamento. Colgo invece l’opportunità offerta da un volumetto uscito in questi mesi, dedicato ai sacerdoti di Roma , per tentare una sintesi delle idee principali trasmesse con la “Lettera del Presidente”. Il Card. Agostino Vallini, Vicario Generale del Santo Padre, nella presentazione del libro afferma che si tratta di “un compagno di strada, discreto e premuroso, che ci stimola e ci sostiene” se gli dedichiamo un po’ di attenzione. È quello che spero di essere stato anch’io e che desidero restare anche nel silenzio e nella preghiera.
Alla trascrizione dell’Omelia che Benedetto XVI ha tenuto il 29 giugno 2011, nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, sessantesimo della sua ordinazione presbiterale “Non vi chiamo più servi ma amici”, segue una lunga esortazione, espressa in seconda persona singolare, che tratteggia, attingendo alla Scrittura, alla Tradizione e al Magistero, l’identità e la missione del prete.
Lascio ovviamente alla vostra lettura personale l’approfondimento dei singoli contenuti del testo, ma ne percorro brevemente la struttura per qualche affondo specifico per il nostro carisma.
Perché sei sacerdote? Dono e mistero che, se richiama l’iniziativa gratuita di Dio e l’esigenza dell’intima comunione con Cristo, capo e pastore, si pone a fondamento della nostra specifica vocazione alla santità. L’art. 1 della Costituzioni ci ricorda che siamo “chiamati dal dono dello Spirito Santo a cercare la perfezione” del ministero e della vita per mezzo della “consacrazione che è conferita dalla «professione vera e completa dei consigli evangelici nel secolo riconosciuta dalla Chiesa» (PC 11)”.
Con chi sei sacerdote? La grazia del presbiterio, strutturato in tutte le sue articolazioni, richiama il nostro impegno a vivere e promuovere la fraternità: “I presbiteri - recita l’art. 5/h - sono legati tra loro per l’intima fraternità sacramentale”. Ultimamente abbiamo sottolineato che questa fondamentale relazione è garanzia di futuro anche per la nostra famiglia sacerdotale.
Per chi sei sacerdote? Per il Signore e al servizio del Vangelo, per le persone che il Signore ci affida, soprattutto i più deboli, i poveri, con un’attenzione particolare oggi ai giovani e alle famiglie. Questo messaggio è contenuto nella proposta del voto di apostolato, in particolare nell’articolo 27: “Il sacerdote missionario (…) si sentirà responsabile di una speciale missione di amore verso coloro che si trovano in difficoltà e in crisi, aiutandoli in tempo con le risorse della sua umanità e del suo sacerdozio…”.
Come sei sacerdote? Virtù umane, vita di fede, consigli evangelici, tensione missionaria. È il cuore del nostro carisma, che nello specifico della regalità, della consacrazione e della missionarietà sintetizza lo stile di vita di un presbitero chiamato a rendere “presente nel cuore della Chiesa l’amore di Dio per gli uomini nel Cristo, del quale sono segno” (art. 5/a).
Dove sei sacerdote? La necessità di conoscere il contesto umano e sociale dove siamo chiamati a esercitare il ministero si allarga per noi nella sottolineatura forte della secolarità. L’essere nel mondo e per il mondo - come titola uno dei primi studi prodotti dall’Istituto ad opera di Don Angelo Mazzarone - non è una circostanza da controllare ma una risorsa da vivere: “I presbiteri hanno nella Chiesa il «dovere di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo», affinché, come ministri della Parola e della Grazia e al tempo stesso come fratelli ed amici, «in modo adatto a ciascuna generazione, possano rispondere ai perenni interrogativi degli uomini» (GS 4)” (art. 5/l).  
L’esortazione si conclude con l’invito alla formazione permanente e alla gioia. Possano essere - anche per la sua ispirazione francescana - i tratti salienti della nostra appartenenza all’Istituto. Camminiamo gioiosamente insieme verso quella radicalità che libera le infinite risorse poste dall’amore del Signore nel cuore della storia personale di ciascuno di noi.

Vi abbraccio con affetto, in semplicità e letizia

Don Francesco