Cari amici,
    abbiamo vissuto la bellissima esperienza degli esercizi unitari con i missionari e le missionarie ad Assisi coniugando insieme lo stile di vita di Francesco con il nostro carisma della regalità e della secolarità consacrata. Mi piace condividere con tutti alcune riflessioni messe a fuoco proprio in quei giorni di grazia.
La prima riguarda la fraternità. Essa non si esaurisce nel semplice gusto di stare insieme, di conoscere le diverse forme di vita, di scoprire sensibilità ed ideali comuni, ma si sostanzia di fede condivisa, di ascolto serio della Parola che sfocia in spaccati di vita da cui traspare la forza e la bellezza della santità, quella feriale, meno evidente agli occhi ma più incisiva nelle coscienze.
Una seconda riflessione è maturata nel rapporto con i luoghi. Riguarda la cittadinanza. Non si abitano delle case e non ci si lega a delle strutture, ma ci si inserisce in un territorio. Si chiama voglia di vivere, ricerca di senso, bisogno di pace, gusto per le relazioni, disponibilità al rischio, dono di sé. Tu cammini per le strade, entri nelle chiese, incroci volti, sguardi, domande, a volte paure e stanchezze, e ti accorgi di essere interpellato. La vita ti penetra nelle ossa e tu non puoi scaricarla perché è tua, è nostra.
Un’altra ancora sulla insostituibilità dell’ascolto. Soprattutto quando non si volge a scontate costruzioni teoriche, ma a respiri profetici che attingono all’aria libera dell’umana sapienza, ossigenata dal dono dello Spirito cui ci siamo esposti responsabilmente e per grazia. Senti che prende forma ciò che ti porti nel cuore e a cui senti il bisogno di dare un nome, costantemente, perché è oggi e qui che si incarna con modalità sempre nuove.
Resta poi la riflessione sul ruolo della preghiera, del silenzio, della vita sacramentale. Quando li vivi insieme ad altri e con intensità ti rendi conto che sei accompagnato, che non batti l’aria con le tue presuntuose progettualità, ma ti inserisci nel disegno di salvezza già scritto in Cristo Gesù per tutta l’umanità.
Non è mancata una riflessione sulle radici del nostro comune carisma. Padre Gemelli continua ad accendere il fuoco della parresia nell’annuncio del vangelo, Armida Barelli richiama ancora la fedeltà all’impegno quotidiano, Ezio Franceschini, il nostro stesso Don Angelo Mazzarone, e tanti altri fratelli e sorelle ci testimoniano che stiamo percorrendo un cammino dai passi semplici e concreti ma di intensa spiritualità secolare.
In attesa di incontrarvi ai corsi di esercizi, vi saluto con un passaggio della “Lettera ai sacerdoti” scritta da Mons. Giancarlo Bregantini, ed edita dalla Paoline in questo anno sacerdotale: “E mi viene subito in mente una bella preghiera, che diciamo in silenzio, sottovoce, avendo l’ostia in mano, al momento della comunione. È un gemito sommesso. Una richiesta soffusa, ma vibrante d’amore: Fa che io sia sempre fedele alla tua legge e non sia mai separato da te! È il grido d’amore che ogni giorno faccio a Colui che mi ha chiamato, con doni e segni irrevocabili. (…) Ogni prete sente che quel momento è magico. Contiene tutta la sua vita. Con uno sguardo diretto, a quell’ostia che vela e svela e rivela il volto luminoso del suo Sposo, cui può confidare in modo diretto, senza mediazioni, senza intralci, le fatiche del giorno che inizia o le lacrime della giornata trascorsa”.

Un abbraccio per tutti, in semplicità e letizia

Don Francesco