Cari amici,
    l’anno sacerdotale costituisce per la nostra fraternità occasione propizia per approfondire il carisma ricevuto, verificarne l’attualità e individuare percorsi nuovi per il suo sviluppo.
Il carisma si configura proprio a partire dall’identità presbiterale. Scelti e costituiti per l’esercizio del ministero all’interno di una chiesa locale, ci sentiamo chiamati a viverne le esigenze con quella radicalità evangelica che è misura di autenticità, di docilità, di oblatività. Profondamente inseriti nel contesto ecclesiale e sociale in cui la provvidenza ci ha posto – il nostro “saeculum” – ci facciamo attenti alle persone e alle situazioni, coltiviamo relazioni feconde di fraternità e corresponsabilità, “osiamo il nuovo” sul fronte dell’apostolato, soprattutto quello di frontiera dove la Chiesa è attesa nel suo dialogo col mondo e con la storia.
L’attualità del nostro carisma è confermata da alcune attese non più tanto nascoste del mondo presbiterale.
Le diocesi avvertono l’esigenza di riscoprire il presbiterio come soggetto di pastorale, di maturare personalità sacerdotali serene, equilibrate, ricche di virtù umane, di promuovere vocazioni forti e coraggiose in un contesto giovanile piuttosto liquido, carente dei riferimenti certi e dei grandi ideali d’un tempo; i presbitèri sono in debito di comunione, di condivisione, di “aggiornamento”, frammentati purtroppo da strutture ancora individualiste, da personalità eccessivamente autoreferenziali, da assenza di autorevolezza da parte dei responsabili; i preti cercano convinzioni solide, tradizioni cui ispirarsi, guide sagge nella ricerca e testimonianze affascinanti per la verifica del proprio cammino.
Con le sue accentuazioni di secolarità, di missionarietà, di regalità intesa come servizio, di fraternità, di riferimento chiaro alla spiritualità diocesana, il nostro Istituto si pone nel contesto di queste attese come un tentativo collaudato di risposte giovani, com’è giovane sempre la vita di chi si consacra totalmente al Signore.
Per lo sviluppo del nostro carisma, infatti, stiamo tentando percorsi sempre nuovi, in armonia con il magistero della chiesa e costantemente sollecitati dalla storia. Accanto e come applicazione concreta della via maestra dei voti, povertà, castità, obbedienza e apostolato (il nostro quarto voto), stiamo percorrendo il sentieri delle relazioni personali, che fanno del mistero dell’Incarnazione a cui ci ispiriamo il modello della presenza, del coinvolgimento, della spogliazione di sé; il sentiero della minorità, che interpreta la categoria della regalità di Cristo non in termini di potere, di prestigio, di ricerca dei privilegi, ma in termini di primato di Cristo e della sua grazia sulle nostre capacità, i nostri progetti e tecnicismi perfetti; il sentiero della carità che, come ci insegna il Papa nella sua ultima enciclica, è cifra interpretativa della verità, della giustizia, della pace e del vero progresso, perché dona un’anima a strutture condannate diversamente alla sterilità; il sentiero della testimonianza, perché il prete oggi è atteso, più che sul piano dei principi e della parola, su quello della vita interiore, dell’essenzialità, della trasparenza, della dedizione generosa e gioiosa.
Nell’indire questo anno sacerdotale il Papa ha espresso chiaramente il suo obiettivo: promuovere un più intenso cammino di santificazione del clero. Il nostro Istituto guarderà senz’altro alla figura del Santo Curato d’Ars, così come si ispira allo stile di vita cristiana di Francesco d’Assisi; entrambi ci educano a unire insieme il riferimento prioritario a Dio, per mezzo della preghiera, il percorso ascetico, che trova nella direzione spirituale e nel sacramento della riconciliazione i suoi strumenti irrinunciabili, e l’esercizio del ministero, luogo teologico dell’offerta concreta della nostra persona alla causa del Regno.

Vi abbraccio in semplicità e letizia.

Don Francesco