Carissimi fratelli ed amici,

Fratelli carissimi,
l’esperienza per noi inedita della pandemia da coronavirus ci sta facendo vivere una Pasqua fuori dal comune, ma spero non per questo meno Pasqua. Anzi, proprio nella luce del Signore Risorto possiamo cogliere gli aspetti positivi di questa angosciante vicenda: non si tratta di voler vedere a tutti i costi, con un ottimismo ideologico e a buon mercato, solo il bicchiere mezzo pieno, ridimensionando e deprezzando il bicchiere mezzo vuoto; la visione della fede, che ci fa leggere dentro le maglie della storia, nasce dal convincimento che la via della croce è l’unica capace di condurre al traguardo della gloria: è la logica del seme che sepolto nei solchi della terra deve morire per far esplodere una vita nuova. I nostri drammi sono assunti da Dio come strumenti al servizio della sua pedagogia d’amore, che trasforma le ferite in feritoie e le sconfitte in opportunità di vittoria.


Per quel che ci riguarda, credo che questa vicenda ci abbia offerto la lezione più grande mentre siamo impegnati a recuperare appieno il senso della povertà a 360 gradi:

  • ci ha fatto toccare con mano la nostra fragilità abbassando notevolmente la presunzione dell’io onnipotente di cui il nostro tempo è pieno e anche noi infettati;
  • ci ha fatto scoprire che dipendiamo gli uni dagli altri, per cui il benessere, non solo fisico ma anche spirituale, dipende dalle nostre relazioni risanate e solidali;
  • ci ha fatto recuperare il senso di ciò che è essenziale rispetto a ciò che è effimero, apparente e illusorio;
  • ci ha fatto rendere più umani i nostri ritmi di vita, ritrovando un approccio più interiore e più contemplativo alla realtà;
  • ci ha aiutato a ricercare solo in Dio le ragioni della nostra speranza e della nostra capacità di guardare al futuro;
  • ci ha resi simili al Figlio dell’uomo che non ha dove posare il capo;
  • ci ha fatto riscoprire il senso della gratitudine e il bisogno impellente di ringraziare, preludio di relazioni risanate;
  • ci ha fatto comprendere che la povertà ha un senso se è animata dalla carità e se è orientata alla carità.

Forse potremmo continuare ancora a lungo a declinare le ricadute positive di un dramma che ha seminato tanta paura nella gente a livello universale. Tutto questo ci fa penetrare ancora più a fondo dentro il mistero della Pasqua, avvertendone tutta la forza rinnovante al di là di una esperienza liturgica dimessa e privata, anche se solo materialmente, della partecipazione del popolo, dal momento che come insegna il Concilio «in quest’opera così grande…Cristo associa sempre a sé la Chiesa sua sposa amatissima, la quale…per mezzo di lui rende gloria al Padre» (SC 7).

In questa luce, che spero abbia permeato tutti noi e le nostre Comunità, desidero augurare di cuore a tutti e a ciascuno: Buona Pasqua. Il Signore è veramente risorto: rallegriamoci ed esultiamo. Alleluia!

Insieme con un caloroso e fraterno abbraccio.

Giuliano


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